Lorem Ipsum

Lorem ipsum, questo sconosciuto.

Vi è mai capitato, anche se non siete dei grafici, di vedere da qualche parte questo testo?

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Beh, può esservi capitato, su un quotidiano, come grave errore dei revisori di bozze, oppure, appunto su una bozza di stampa di un volantino, una brochure… Ma sapete cos’è e soprattutto cosa significa?

Partiamo dallo spiegare cos’è: il Lorem Ipsum non è altro che un testo riempitivo che si usa in grafica e tipografia (ma anche nel web) per riempire quegli spazi in fase di bozza che poi verranno occupati dal testo vero e definitivo che sarà presente nel progetto editoriale che si sta trattando. La caratteristica di un testo riempitivo è che ha solitamente una distribuzione uniforme delle lettere, pochi segni di punteggiatura o a capo e contengono tutte le lettere dell’alfabeto, o almeno quelle più utilizzate.

Lorem Ipsum non è unico, ma è sicuramente il più utilizzato. Tuttavia non ha significato. E’ formato da una serie di parole latine (ok, “lorem” non esiste neanche in latino) che non formano frasi di senso compiuto. Ne esistono diverse versioni, tutte derivanti da uno scritto dell’oratore romano Cicerone.

Si pensa che i primi a usare il Lorem Ipsum furono addirittura alcuni stampatori del Cinquecento, ma la vera diffusione fu solo nella seconda metà degli anni ’60 del Novecento, quindi relativamente recente, prima in una pubblicità di trasferiti, poi nei programmi di impaginazione digitale. L’origine del Lorem Ipsum è stata attribuita al testo di Cicerone grazie ad alcune parole rare, come “consectetur“, non spesso usate neanche nei testi latini. Il testo originario De finibus bonorum et malorum di Cicerone la contiene e anche grazie ad altre corrispondenze, sembra proprio che ne sia l’origine:

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Ora, se vedrete in qualche testo un paragrafo che inizia con Lorem Ipsum, saprete che probabilmente il testo è stato inserito da qualche grafico o tipografo che poi se l’è dimenticato lì, oppure Cicerone ha fatto un salto ai giorni nostri per farsi 2 risate.

hashtag

L’Hashtag: il cancelletto ha già 10 anni.

Vi siete mai chiesti che cosa sia l’hashtag? Sì, esatto, quel simbolo spesso chiamato “cancelletto” che usiamo ormai su tutti i social, ma che vediamo nella tastiera dei nostri telefoni cellulari fin dai primi modelli a cabina telefonica?

Letteralmente l’hashtag è un’etichetta; in inglese infatti “tag” significa etichetta e infatti serve agli utenti dei social network per scovare più facilmente determinati messaggi o post su un tema specifico.

Creare un hashtag è semplice, basta anteporre alla parola il simbolo comunemente chiamato “cancelletto”, o diesis per i musicisti: #

Tutti coloro che poi cercheranno quella parola preceduta dal simbolo, troveranno tutti i post di chi l’ha usata.

Narrano le cronache che l’ideatore dell’hashtag fu tale Chris Messina, di San Francisco, che postò su Twitter la seguente frase poco più di 10 anni fa, il 23 agosto 2007: « how do you feel about using # (pound) for groups. As in #barcamp [msg]? »

Chris si riferiva all’uso che si faceva del cancellato nelle chat.

Proprio Twitter capì le potenzialità di questa forma di aggregazione di contenuti, e dal 2009 cominciò a inserire in automatico i link agli hashtag in modo da renderli facilmente utilizzabili da tutti gli utenti. Qualche anno più tardi, nel 2013 anche Facebook ne introdusse l’utilizzo.

In questo modo l’utente è facilitato a individuare gli argomenti di suo interesse o che stanno creando trend in quel momento, partecipare alla discussione o invogliare altri a discutere. Ormai anche gli altri media, a parte i social, ne stanno facendo largo utilizzo, suggerendoli ai fruitori come metodo di contatto (pensiamo ad esempio all’utilizzo che se ne fa nelle trasmissioni televisive).

Usate quindi tutti gli hashtag che volete per i vostri social profiles, ma ricordatevi che non supportano spazi e segni di interpunzione.